In questa puntata di “Regioniamoci sopra”, la nostra rubrica che si occupa dei temi che riguardano l’autonomia differenziata, Giuliano Zulin fa un focus su un ambito strettamente pragmatico, che ha a che fare con la quotidianità di una fetta consistente dei cittadini italiani: la presenza degli autovelox sul territorio del nostro Paese. Un tema emblematico che rappresenta plasticamente le differenze che ci sono tra il Nord e alcune regione del Sud Italia.
Nel dicembre 2025 la rivista “Quattroruote”, punto di riferimento del mondo delle autovetture, ha censito la presenza degli autovelox in base a dati forniti dal Ministero dei Trasporti di Matteo Salvini, a seguito di una sentenza emessa dalla Corte di Cassazione che sollecitava di regolamentare e di tenere attivi solo i rivelatori di velocità omologati. Quello che che balza all’occhio è il dato relativo ai numeri di tali dispositivi presenti a seconda delle zone geografiche: in Lombardia ci sono 503 autovelox censiti, in Emilia Romagna 420, in Piemonte 379 e in Toscana 292. Ma se partissimo dal fondo della classifica, scopriremmo che in Basilicata ce ne sono solo 14 censiti, in Molise 16 (così come in Valle d’Aosta), in Sardegna 25, e in Calabria 47.
Qualcuno potrebbe sostenere che le differenze numeriche dipendano dalla diversa conformazione dei vari territori: vero. Prendiamo allora due regioni uniformi per numero di abitanti e per morfologia: il Veneto e la Campania. Nella prima ci sono 444 autovelox omologati, nella seconda 48. In poche parole: in Veneto ci sono 9,1 velox per 100mila abitanti, in Campania 0,9. Insomma: se la sicurezza sulle strade è fondamentale – e la presenza di un rilevatore di velocità è sicuramente un deterrente – perché allora questo tema sta così a cuore sono in alcune zone d’Italia? Senza tenere conto, tra l’altro, che in un comune come quello di Napoli una multa su due non viene pagata, perché l’amministrazione locale non è in grado di riscuoterla. La salvaguardia della viabilità e la prevenzione degli incidenti, invece, dovrebbe essere una priorità per tutte le regioni; altrimenti – con questo far west degli autovelox – tutti i discorsi di equità a 360 gradi vengono completamente a meno. Anche in questi casi afferenti agli autovelox, quello che si può notare è che la differenza nell’efficienza dei servizi attivi è la responsabilizzazione degli amministratori. Vale per il discorso sulla sanità, che richiede a gran voce la piena entrata in vigore dell’autonomia differenziata, e vale anche per la sicurezza stradale.